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NATHALIE JANSON - L’Unione economica e monetaria e il “free banking”

Lezione della Scuola di Liberalismo di Roma - 21 novembre 1997

Lo scopo di questo intervento è di determinare se il progetto dell’Unione economica e monetaria (UEM) europea costituisce un passo avanti verso il sistema del “free banking”. Prima di tutto, dobbiamo spiegare e dimostrare perché un sistema di “free banking” sarebbe auspicabile. Un sistema bancario si definisce “libero” se rispetta le seguenti caratteristiche:
  • libera entrata sul mercato bancario (niente autorizzazioni o licenze)
  • responsabilità degli azionisti e dei gestori delle banche nei confronti della loro clientela (ciò significa perdita finanziaria e perdita di reputazione in caso di fallimento, cioè lo stesso diritto penale applicato agli altri settori economici),
  • emissione di monete private o di forme monetarie private diverse,
  • assenza di banca centrale e quindi di moneta nazionale a corso legale e di politica monetaria.
La virtù di un sistema bancario libero è di permettere alle banche di rispondere più adeguatamente alla domanda del pubblico e quindi di avvicinarsi all’equilibrio monetario in un modo più efficace del sistema centralizzato, grazie al processo della concorrenza. Al contrario di una banca centrale, le banche private non cercano di raggiungere un obiettivo di politica monetaria come quello della stabilità dei prezzi, in altri termini l’equilibrio monetario. L’unico obiettivo di queste banche private è la massimizzazione dei profitti e inoltre, cercando di soddisfarlo, esse permettono di pareggiare l’equilibrio monetario. Per massimizzare i profitti, le banche devono al meglio soddisfare la domanda, anche anticipandola, attraverso la proposta di nuovi prodotti.

Nel caso della moneta, questo significa che le banche devono proporre delle forme monetarie che rispettino le qualità richieste ai mezzi di pagamento. La moneta rappresenta un potere d’acquisto generalizzato, quindi deve essere accettabile negli scambi il più possibile a un costo minimo e mantenere il potere d’acquisito nel tempo. Le monete proposte dalle banche private sono giudicate secondo questi criteri.

In queste condizioni, come una banca privata si rende conto della sua sovraemissione monetaria? O in un scenario più estremo, come una banca può essere fermata nel suo obiettivo di aumentare la propria fetta di mercato, emettendo una quantità di moneta superiore?.

Il principale meccanismo di regolazione, in un sistema libero, è la compensazione interbancaria. Infatti, quando una banca aumenta la quantità di moneta emessa attraverso, ad esempio, un volume di prestiti più elevato, anche le transazioni effettuate dalla sua clientela aumentano. Durante le sedute di compensazione interbancaria, il saldo di questa banca nei confronti delle altre sarà in debito, supponendo che il comportamento delle altre banche non è cambiato. Il mezzo di pagamento utilizzato nella compensazione interbancaria è una moneta “superiore”, cioè riconosciuta come accettabile da tutte le altre banche.

La banca se rende conto della sovraemissione attraverso il suo debito in moneta “superiore” che chiameremo “moneta di riserva”, e correggerà questo andamento perché, altrimenti, rischia di fallire. Una sovraemissione “di concerto” fra tutte le banche è poco concepibile in quanto esse non ci guadagnerebbero niente in termini di profitti supplementari, anzi alcune di esse potrebbero decidere di non seguire le altre, e questa sarebbe una strategia vincente. Da questo punto di vista, anche il rischio di inflazione è basso, dato che le banche non hanno interesse a partecipare a un sovraemissione generalizzata.

La conquista di fette di mercato si effettuerà piuttosto con delle strategie innovative in grado di attirare una nuova clientela. In questo modo, l’equilibrio monetario potrà essere rispettato, in quanto, per il massimizzare i propri profitti, le banche si adeguano alla domanda. Inoltre se esistesse una situazione di squilibrio, date le regole di funzionamento, questa non potrebbe essere altro che transitoria.

Per quanto riguarda il costo economico legato alla diversità delle monete, supponendo che in un sistema libero emergano numerose monete, le banche hanno un incentivo ad accettare alla pari le monete delle loro concorrenti. Una banca ha interesse ad aderire a un accordo di reciproca accettabilità alla pari perché un tale accordo allarga la zona potenziale di circolazione della sua moneta (principio dell’economia di rete).

C’è da domandarsi perché un tale sistema non esista. In verità è già esistito in versione più o meno vicina al modello (da questo punto di vista, la Scozia è il paese dove il sistema del free banking si è realizzato nella sua versione più pura. Ma anche in Canada, Stati Uniti, Francia e Italia ci sono stati brevi episodi di libertà bancaria). La ragione per cui tutti i tentativi storici sono falliti è legata ai bisogni finanziari dello Stato e al suo potere di coercizione. La storia della banca centrale può essere spiegata dal bisogno dello Stato di finanziarsi, praticamente “senza limite” e al costo minimo.

Adesso che abbiamo messo in evidenza i principi del free banking, vediamo in quale modo l’UEM ha partecipato alla “liberalizzazione” del settore bancario. Per evitare tutti i malintesi, non giudichiamo qui il progetto della moneta unica, ma l’impatto delle riforme conseguenti a questo progetto sul settore bancario. Da questo punto di vista, l’UEM ha permesso, anzitutto, di promuovere la concorrenza non soltanto fra le banche ma anche fra le banche e il settore finanziario. Possiamo evidenziare quattro riforme:
  • le politiche contro l’inflazione sono state messe al primo posto tra priorità della politica economica dei governi europei;
  • la riforma dei mercati monetari e finanziari per aprire nuovi compartimenti;
  • l’apertura alla concorrenza tra le banche e le non banche, e la privatizzazione delle banche ancora statali (progetto non ancora terminato, in particolare in Italia e in Francia);
  • la fine del controllo sui movimenti di capitali e sulle valute.
Questi cambiamenti hanno favorito lo sviluppo del processo di razionalizzazione dell’attività bancaria. Sotto la pressione della concorrenza, lo sviluppo dell’innovazione si è accelerato, grazie anche ai nuovi mezzi di telecomunicazione. I nuovi strumenti creati sono degli strumenti bancari privati, come ad esempio le carte di credito oppure la moneta elettronica (la e-money, anche se i problemi di sicurezza ne frenano lo sviluppo), o ancora una moneta interbancaria come l’eurodollaro. In queste condizioni, grazie all’innovazione, le banche private sono più in grado di rispondere alla domanda del pubblico.

Quindi, la moneta emessa è controllata dalla banca centrale e rappresenta una frazione sempre più ridotta della domanda di moneta totale, dato il tipo di moneta richiesto dal pubblico e lo sviluppo del mercato interbancario. Se prendiamo in considerazione anche la forte internazionalizzazione dell’attività bancaria, possiamo quindi affermare che l’equilibrio monetario è in pratica già in grande parte controllato dalle banche private. Tuttavia, la banca centrale ha ancora un influenza determinante sul mercato monetario, nel senso che controlla la base monetaria e determina i tassi a breve termine attraverso la politica monetaria dell’“open market”.

Ma quale sarà l’impatto della Banca centrale europea? Permetterà alle banche private europee di dominare la loro offerta o invece sarà più potente? Da quello che sappiamo oggi sui suoi compiti (non ancora perfettamente definiti), la Banca centrale europea emetterà la moneta europea: l’Euro, e quindi deterrà il monopolio della produzione della base monetaria, e deciderà la politica monetaria, che sarà ovviamente una politica monetaria di “open market”. Siccome l’Euro è una moneta costruita dai tecnocrati europei e quindi non deriva veramente da una domanda del pubblico, crediamo che la sua domanda sarà inferiore a quella totale odierna di tutte le monete europee. Inoltre il mercato interbancario europeo sarà più integrato, vista la soppressione di tutte le barriere amministrative.

Stante questa situazione, le banche private europee avranno uno spazio di libertà per gestire la domanda di moneta privata, soddisfarla e aumentare la loro influenza sulla realizzazione dell’equilibrio monetario. Tuttavia, la Banca centrale europea conserverà delle prerogative essenziali che rischieranno di limitare gli effetti positivi della maggiore libertà. Infatti, alla banca centrale, aiutata dalle banche centrali nazionali (il cui ruolo non è ancora precisamente definito), saranno affidate le seguenti prerogative:
  • la produzione dell’Euro, moneta utilizzata soprattutto nelle compensazioni interbancarie (processo controllato dalla banca centrale europea);
  • il prestito in “ultima istanza”, con le sue regole discrezionali;
  • la sorveglianza sugli istituti bancari e la definizione delle regole che riguardano la tutela del pubblico.
In presenza di una intensa concorrenza e di una forte innovazione, il maggiore difetto del ruolo della banca centrale europea potrebbe essere di svolgere la sorveglianza sul settore bancario in un modo tale da deresponsabilizzare le banche. Infatti, se le banche private danno per scontato l’aiuto della banca centrale per ridurre o a cancellare il costo di un fallimento, malgrado l’esistenza di una norma sulla percentuale di capitale, si creerà un incentivo ad adottare delle strategie rischiose. In un mondo in piena innovazione, il costo di un tale comportamento ne potrebbe essere altissimo.

Non esiste un altro modo per ottenere i vantaggi della concorrenza e della liberalizzazione senza i difetti derivanti dall’esistenza di un’autorità a volte troppo protettrice?

Penso di si, ma in questo caso, il progetto dell’Unione Economica Monetaria avrebbe dovuto essere solo un progetto di deregulation senza una moneta predefinita, emessa da una Banca centrale europea unica. Possiamo anche immaginare che la liberalizzazione sarebbe creata “spontaneamente” grazie alle innovazioni nel settore delle telecomunicazioni che hanno un maggiore impatto sul settore bancario e finanziario. In un mondo senza frontiere, con degli spazi di libertà in sviluppo grazie a mezzi come Internet, la sfera di potere dello Stato è messa in pericolo.

In realtà, il progetto dell’UEM costituisce per gli Stati europei un modo per sfruttare questa innovazione a proprio vantaggio, creando l’illusione che l’Europa possa controllare lo sviluppo del mercato per ricavarne solo vantaggi, grazie al proprio intervento. Inoltre, questo tipo di discorso ha un certo successo presso gli elettori europei, terrorizzati dal cambiamento e dalla “globalizzazione” dell’economia, perché hanno troppo da perdere, soprattutto coloro i quali che sfruttano una rendita di posizione.

Per concludere, non possiamo giudicare ovviamente il progetto dell’UEM come un passo avanti verso l’auspicabile “free banking”. L’UEM ha, senza dubbio, permesso la liberalizzazione del mercato monetario e finanziario e quindi la globalizzazione del settore e la diffusione dell’innovazione. O, più esattamente questo progetto ha accelerato questi cambiamenti - che si sarebbero comunque verificati - grazie all consenso elettorale che esso ha raccolto.

Per il prossimo futuro, speriamo che il desiderio di potere, manifestato dai politici, faccia cadere il progetto costruttivista dell’Europa, a causa di un’assenza di intesa fra i Paesi membri. In tale modo, le forze di mercato potrebbero proseguire verso una più ampia libertà bancaria.
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